Bisogno di leccarsi qualche ferita. Allora prendo l’auto, nella pausa, e salgo le colline verso Pozzol Groppo, con andamento lento, guardando il panorama che piano piano si allarga verso la pianura, lo stesso che di sera mi appare come un cielo al contrario. Ma oltre il profumo del tripudio di acacie e papaveri, fiori di sambuco che odorano di miele, la mia meta è precisa. Salirò fino ad Alta Collina e poi svolterò a sinistra, in direzione Godiasco e dopo qualche curva ombrosa di querce ormai rinverdite, arriverò al cancello di Cabanon. “Benvenuti” mi dice il cartello. Suono il campanello, entro nel cortile dove, sotto il portico, alcuni lavoranti mangiano raccontandosi in rumeno chissà quale ricordo o quale progetto. Li saluto. Entro in casa.
Questo è il posto dove vengo spesso a leccarmi le ferite. D’inverno Giovanni ed Elena, o uno o l’altra, mi ospitano nella grande cucina con la stufa, che è la loro sala degustazione, oltre, ovviamente, al cuore della loro casa. Nelle stagioni buone, m’indirizzano verso una saletta, con la portafinestra aperta sulla vallata, un tavolo ovale, una credenza e di tutto un po’ intorno. Sempre stappano qualcosa di buono, e qui il buono non manca davvero…
Sto parlando di una delle aziende più prestigiose dell’Oltrepò, di quelle che, per prime, hanno portato il nome di queste terre in giro per il mondo, sotto forma di bottiglie. Eppure, la semplicità regna sovrana, tra questi muri, in queste stanze, nei cortili, nei fossi e nelle vigne.
Un giorno, e non ero qui, ho assistito, ad un dibattito telefonico tra un mio amico e un suo interlocutore. Parlavano del chilometro zero, di questa moda imperante che, diceva Roberto, se non arginata, se non seguita con le dovute misure, potrebbe ricondurci al tempo del baratto. Constatazione intelligente che mi ha aperto un’altra visione della questione. Seppure meritevole per molti aspetti, non prende in considerazione quanti, ormai quasi tutti noi, lavorano nel terziario. Se il chilometro zero fosse l’unico modo di commerciare, cosa farebbero i commercianti, i rappresentanti, le enoteche, i mercati, le piccole rivendite?
Ecco, in quest’oasi di pace dove, di tanto in tanto, vengo a leccarmi le ferite con due chiacchiere e un bicchiere, si erano posti il problema da questa angolazione molto tempo prima di me e delle parole illuminanti di Roberto.
Elena Mercandelli non ha mai aderito a Cantine Aperte, non vende a domicilio, per non “scavalcare” il suo agente di vendita. Una forma di rispetto per l’altrui lavoro che non ho riscontrato altrove.




