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Una lunga, lunghissima storia. Di vini e grappe. D'uve rosse e bianche. Corposi rossi e delicati bianchi. Cantine e vigne. E di colline. Tra morbidi pendii e declivi di velluto. Autunni. Racconta di un grande amore. Una passione che travolge l'uomo che ama la terra, la vite e i tralci. Tra pampini, foglie d'un verde acceso e grappoli. Filari. Una lunga storia che sa di zolle, di fatiche e conoscenza. Maturità dei frutti e dei vignaioli. Saggezza e abilità. Lunga cent'anni. Festose raccolte di rubicondi grappoli. Acini tondi e cupi. Rosso rubino o bionde gemme. L'abbondanza che corre a pigiarsi. Succhi che corrono verso i tini e le botti. A fermentare. Segreti di cantina, poi, tra lumi di candela, essenze in rovere e profumi. Alchimie sapienti. Limpidi guizzi riempiono i bicchieri. Un altro anno è passato a coltivare la vite, che offre buon vino. Un altro anno. Ultimo di cento.
100 anni e non dimostrarli.
Da allora. Da quando la famiglia Mercandelli era proprietaria di un osteria. Da quando, per servire vino genuino nel proprio locale, il nonno acquistò un piccolo vigneto sul miglior versante della Val Staffora. Iniziò tutto da lì. Nel 1909 iniziò il cammino dell'azienda agricola Fattoria Cabanon. Da allora sino ad oggi con la stessa passione e lo stesso entusiasmo.
... ed un segreto, anzi tre. I segreti si chiamano Elena, le vigne e il metodo biologico. Elena, pratica dell'Istituto d'Enologia dell'Università di Bordeaux è la regina incontrastata di vitigni e cantina. Segue attentamente ogni operazione, dalla pigiatura ai travasi, dalle analisi chimiche alla degustazione. Assembla e dosa negli equilibri più appropriati. Invecchia nelle barriques i vini più importanti. Il secondo segreto è nelle vigne, da quando s'è messo in pratica il principio che vuole una eccellente vigna necessaria per fare il "vino buono". Infine il metodo biologico. Seguire criteri di antica esperienza, tradizioni e sistemi naturali. Produrre uve e vini nel più assoluto rispetto della qualità e della salute dei consumatori.
Ode al vino. Pablo Neruda.
Vino color del giorno, /vino color della notte, /vino con piedi di porpora / o sangue di topazio, vino, /stellato figlio della terra, vino, liscio come una spada d`oro, / morbido come un disordinato velluto, vino inchiocciolato e sospeso, / amoroso, marino, / non sei mai presente in una sola coppa, / in un canto, in un uomo, sei corale, gregario, /e, quanto meno, scambievole. A volte /ti nutri di ricordi mortali, / sulla tua onda andiamo di tomba in tomba, / tagliapietre del sepolcro gelato, e piangiamo / lacrime passeggere, / ma il tuo bel / vestito di primavera / è diverso, il cuore monta ai rami, / il vento muove il giorno, / nulla rimane / nella tua anima immobile. Il vino / muove la primavera, / cresce come una pianta di allegria, cadono muri, / rocce, / si chiudono gli abissi, / nasce il canto. Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto / con la bella che amo, / disse il vecchio poeta. Che la brocca di vino / al bacio dell`amore aggiunga il suo bacio
Amor mio, d`improvviso / il tuo fianco / è la curva colma / della coppa il tuo petto è il grappolo, / la luce dell`alcol la tua chioma, le uve i tuoi capezzoli, / il tuo ombelico sigillo puro / impresso sul tuo ventre di anfora, / e il tuo amore la cascata di vino inestinguibile, / la chiarità che cade sui miei sensi, / lo splendore terrestre della vita.
Ma non soltanto amore, / bacio bruciante / e cuore bruciato, tu sei, vino di vita, ma / amicizia degli esseri, trasparenza, / coro di disciplina, / abbondanza di fiori. Amo sulla tavola, / quando si conversa, / la luce di una bottiglia / di intelligente vino. Lo bevano; / ricordino in ogni goccia d`oro / o coppa di topazio / o cucchiaio di porpora che l`autunno lavorò / fino a riempire di vino le anfore, / e impari l`uomo oscuro, / nel cerimoniale del suo lavoro, / e ricordare la terra e i suoi doveri, / a diffondere il cantico del frutto.
Cabanon ® Aggiornameti e cura di John Steven Tinteri
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